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Il guzzo del rione Croce, Palio Marinaro 2003.
Foto: Andrea De Maria
 

    Il Palio Marinaro – La festa    
    Fra le varie manifestazioni a carattere folcloristico e religioso che durante il corso dell’anno si svolgono all’Argentario, il palio marinaro è senza dubbio quella più appassionatamente attesa, vissuta e seguita, non solo dai santostefanesi e ma anche da villeggianti e turisti.
 
Si tratta di una regata fra quattro “guzzi”, uno per ciascuno dei quattro rioni, o contrade, in cui è divisa la cittadina. I guzzi si fronteggiano su una distanza di 4.000 metri, sono tutti rigorosamente uguali ed ogni armo è costituito da quattro vogatori ed un timoniere.
 
   
Di Nazzareno Alocci
NdR
  A Porto Santo Stefano, in più di mezzo secolo, è cambiato veramente tutto, ma è rimasto ancora straordinariamente vivo l’originario spirito del Palio. E questo, forse, l’unico elemento di continuità con un passato che si va facendo sempre più remoto. Ad alimentarlo, in tutti questi anni, è stato sopratutto il profondo attaccamento della gente ai rioni, i quali restano i gelosi custodi e i fedeli continuatori di una secolare tradizione.
 
Mentre nel cuore di ciascun rione continuano a vivere, e a suscitare emozioni e ricordi, luoghi come la darsena, il forte spagnolo, la pila e il campanile. Di questi autentici simulacri della memoria c’è ancora chi ricorda il primitivo significato e, rileggendone la trama delle relazioni, sa riconoscerli come sede di valori, reali e attuali, della società contemporanea.
 
Nel mondo di oggi, dominato dalla quotidianità, dove il procedere meccanicistico della vita toglie sempre maggiori spazi alla fantasia, in certi momenti si avverte forte il bisogno di una fuga dalla realtà per trovare rifugio nel mito. In una realtà, come quella che caratterizza l’estate all’Argentario, piena di squilibri e contraddizioni, dove un traffico convulso, per mare e per terra, rischia di compromettere seriamente l’ambiente e la stessa qualità della vita, ecco irrompere prepotentemente il mito del Palio.
 
Il Palio racconta la storia di una comunità marinara e del suo originale rapporto con il mare. E una autentica festa di popolo, un momento gioioso e solenne che ripropone il valore attuale del mitico patto tra l’uomo e il mare. Solo chi è nato e ha vissuto in questi luoghi e conosce la voce del mare, sia quando accarezza le calde ghiaie nelle tiepide sere d’estate, sia quando s’infrange impetuoso contro le aspre scogliere nei gelidi giorni di tramontana, solo chi lo sa amare e, nello stesso tempo, lo sa temere, può veramente comprendere l’originario significato di questa festa e l’attualità del messaggio che ancora riesce a trasmettere. Per questo non mancherà di rispondere al richiamo che lo vuole presente allo speciale appuntamento di ferragosto nello splendido scenario del Turchese.
 
In quel magico pomeriggio i motori tacciono e le strade del centro di Porto S. Stefano riacquistano la loro palpitante umanità.
 
I contradaioli ritornano improvvisamente padroni del loro paese e, rompendo il tradizionale, rispettoso silenzio che li contraddistingue nella vita di tutti i giorni, esplodono in colorite e chiassose manifestazioni di schietta originalità.
 
Sfila il corteo variopinto delle rappresentanze rionali fra due ali di folla commossa ed esultante. I pacati ricordi dei vecchi si mescolano con le grida gioiose dei bambini. La festa del Palio sembra giungere soprattutto per loro, che oggi sono le persone maggiormente sacrificate dai ritmi caotici e incalzanti dell’estate santostefanese. Per i piccoli si tratta di un vero momento di liberazione dai condizionamenti del quotidiano, che vengono a limitare sempre di più la loro creatività e immaginazione. Per i vecchi il Palio è una valida occasione per rientrare in possesso delle proprie memorie e per ricercare in esse il nesso profondo delle relazioni tra presente e vissuto che, solo, può dare senso e valore alla vita.
 
L’intera famiglia santostefanese si dispone ordinatamente lungo quel tratto di banchina che va dal Moletto alla Pace. Ognuno ha un suo posto preferito, che, quasi per un fatto scaramantico, è quello da cui, almeno una volta in passato, ha esultato per la vittoria della propria contrada. C’è chi, per non perdere questo posto, è andato ad occuparlo molto presto ed ha atteso per ore e ore sotto la vampa del solleone.
 
Ed ecco che, nel meraviglioso incanto del Turchese, tutte le eliche si fermano e i potenti motoscafi, chinando le prore, si fanno da parte. Sull’acqua azzurra, tornata libera e tranquilla, si vedono apparire all’improvviso quattro tradizionali guzzi che scivolano silenziosi sotto la spinta agile e gagliarda dei vogatori.
 
Portano, scritti sulle fiancate, i nomi di quattro venti - Libeccio, Grecale, Scirocco, Maestrale - che tanta parte hanno avuto nella storia della navigazione a vela e, da buoni e fedeli compagni di viaggio, hanno condotto i nostri naviganti in ogni porto del Mediterraneo. Allo sparo del moschetto, con cui il Capitano del porto dà il via alla gara, si ripropone la singolare visione di quel tutt’uno armonico e meraviglioso che si viene a formare tra l’uomo, la barca e il mare. Il perfetto sincronismo dei movimenti, che determina l’apparire e lo scomparire delle pale dei remi nell’acqua, s’intona con l’andamento delle onde provocate dal veloce incedere dei battelli.
 
Nella prova, lunga e massacrante, di fronte all’inesauribile sforzo dei vogatori, si ha la sensazione che sia proprio il mare ad infondere loro nuove energie; così la fatica si trasforma in possente e rinnovato vigore e la sfida viene ad assumere un carattere titanico. Sono gli effetti dell’antico patto che tornano a farsi sentire: chi ha dedicato tutto se stesso al mare, tanto da stabilire con questo una straordinaria fusione, dal mare riceverà sempre forza e coraggio per lottare contro le soverchianti avversità della vita.
 
Al suo arrivo, l’armo dei vincitori viene circondato da numerosi sostenitori, che si sono gettati in acqua con tutti gli indumenti e l’hanno raggiunto a nuoto per essere i primi ad abbracciare i loro eroi e a gioire con essi. Questo, del bagno collettivo finale in segno di esultanza e di ringraziamento, è un altro dei riti caratteristici del Palio, e denota la grande passione e il totale coinvolgimento con cui viene seguita la gara.
 
Giunti a terra gli equipaggi sono accolti dal tripudio della folla e, tra uno spettacolare sventolio di bandiere, si apprestano a fare il loro trionfale ingresso nel palazzo comunale dove, vincitori e sconfitti, finalmente riuniti in un caloroso e fraterno abbraccio, riceveranno tutti il meritato premio.
 
Il sole è ormai già tramontato di là dal Turchese, con le ombre dei tetti delle case del Molo che lunghe si distendono nell’acqua fin sotto la Pace. La festa è finita; tra poco torneranno i turisti a riprendersi la Piazza. Si sente in lontananza spegnersi, tra i risorgenti rumori del traffico, l’eco dei canti di gioia provenienti dai quartieri del rione vincente. E tempo di affrettarsi nel tornare a casa. Stasera, tutti quelli che sono lontani non potranno mancare all’appuntamento che li fa sentire idealmente uniti alla grande famiglia santostefanese nel giorno in cui si celebra quella che è sopratutto la loro festa. Da ogni angolo del mondo telefoneranno a casa: “Come è andata?” domanderanno. E la risposta non potrà essere che una: “Abbiamo vinto!” Sì, certo, è il Palio che ha vinto; e loro sono lì, ancora una volta, a dimostrarlo, e a far sì che si compia, fino in fondo, il prodigio della festa. Così, nella comunione di quel meraviglioso momento, tutti si sentiranno un cuore solo, un cuore grande, più grande del mare.
  Riferimenti
online:


Copyright

Cartina stradale di
Porto Santo Stefano


Sito ufficiale del
Palio Marinaro:
www.palio
argentario.it

 
 
 
Bibliografia:

Nazzareno Alocci:
Pale a Prua –
Il palio marinaro
dell’Argentario
tra realtà, fede
e leggenda.
APT Grosseto, 1991

     

Tratto dal libro di Nazzareno Alocci: Pale a Prua – Il palio marinaro dell’Argentario tra realtà, fede e leggenda. Azienda Promozione Turistica, Grosseto, agosto 1991.

 
   
   
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