Almanacco del Monte Argentario: Natura > L’acqua sorgiva

   
  In questa pagina:

È gia tanto,
ma non basta


Le analisi
chimiche

   
Sorgente sul Monte Argentario
Foto: Andrea De Maria
   

     
 
 
Le acque sorgive del Monte Argentario –
quantità e qualità delle sorgenti
 
 
 Di Gian Luca Gozzo   Sul promontorio abbiamo identificato 102 sorgenti. Un numero così esorbitante di punti d’acqua naturali, considerata la limitata estensione del territorio, si basa essenzialmente sulle caratteristiche geologiche del Promontorio, cui vari esperti del settore si sono interessati già all’inizio di questo secolo (B. Lotti, A. Fucini, ecc.) e successivamente nel dopoguerra con nuovi metodi e moderni strumenti, fino agli ultimi progetti di studio dell’ENEA e dei Dipartimenti di Scienze della Terra delle Università di Cagliari e Torino.
 
Senza entrare in dettagli che finirebbero per risultare troppo tecnici, si può affermare che l’Argentario è formato per molta parte della sua struttura geologica di rocce di natura calcarea che, essendo particolarmente erodibili, ma soprattutto permeabili, permettono il deflusso dell’acqua sotterranea.
Queste caratteristiche, oltre ad aver donato al Promontorio la grande varietà di paesaggi e di cale che lo rendono unico nel suo genere, favoriscono la circolazione carsica delle acque e del loro affioramento in superficie, in svariati punti del territorio.
 
Oltre al calcare cavernoso, un altro tipo di terreno che ha dato origine ad alcune emergenze idriche, è quello costituito dalle coltri alluvionali individuate al fondo delle valli del Campone, del Pozzarello, di fosso Boccadoro e di altre vallette dislocate nei settori settentrionale ed orientale del Promontorio. Quanto alla portata di tali affioramenti, trattandosi di acque di origine meteorica, il regime risulta particolarmente ridotto e oscillante col mutare delle stagioni. (*15)
 
Stando ai risultati dell’ENEA sulla portata osservata di un campione di sorgenti del Monte Argentario, di solito la loro portata non supera il litro al secondo: (*16)
 
  Riferimenti
online:


Le acque sorgive
del Monte Argentario–
cenni storic
i

Elenco delle sorgenti
del Monte Argentario


 
 
 
Bibliografia

Gualtiero Della Monaca, Gian Luca Gozzo:
Sulle tracce degli antichi acquedotti di Orbetello e Monte Argentario.
Editrice Laurum,
Pitigliano, 2000.

 
 
 
    Sorgente dell’Appetito 0,70 l/s  
    Sorgente San Pietro 0,59 l/s  
    Sorgente Case Landini 0,20 l/s  
    Sorgente Fonte Ciana 0,20 l/s  
    Sorgente Tre Fonti 0,50 l/s  
    Sorgente Fonte della Madonna 3,00 l/s  
    Sorgente Romito 1,25 l/s  
     
È gia tanto, ma non basta
La ricchezza di sorgenti, quindi, non significa ricchezza d’acqua, almeno secondo i parametri odierni.
 
Le acute conclusioni espresse a suo tempo da Sebastiano Lambardi, secondo il quale, per un miglior sfruttamento, bisognava far circolare (le sorgenti) per tutto Montargentario, come alcune per la diga già sono avviate in Orbetello, (*17) potevano essere sicuramente di utilità per la Comunità di metà Ottocento, che con i suoi 4.000 abitanti aveva un fabbisogno idrico piuttosto limitato, specialmente se messo a confronto con quello di oggi.
 
D’altra parte, un paragone con la situazione odierna risulta improponibile, non solo perché la popolazione è triplicata (12.643 residenti, secondo il censimento ISTAT del 1991), e in estate arriva a sfiorare le centomila unità, ma soprattutto per le esigenze idriche delle numerose attività commerciali, artigianali e portuali che attualmente insistono sul territorio.
 
In secondo luogo va tenuto presente l’elemento socio-culturale, e cioè il fatto che il fabbisogno individuale, sia per motivi igienico-sanitari, che per un uso a volte improprio e sprecone, è sicuramente più elevato rispetto a quello dei nostri avi, i quali, non disponendo di acqua corrente nelle case, per le loro quotidiane necessità erano soliti rifornirsi alle fontane e ai lavatoi pubblici.
 
Secondo alcune stime fatte verso la fine dell’Ottocento, la minima provvigione d’acqua per persona si doveva aggirare tra i 50 ed i 75 litri al giorno, relativamente al consumo privato delle famiglie. Più precisamente il Consiglio di Sanità di Londra stimava il fabbisogno idrico giornaliero in 68 litri per abitante. (*18)
 
Le valutazioni attuali indicano, invece, consumi dell’ordine di circa 139 metri cubi annui (ca. 380 litri per abitante al giorno), almeno in Italia. Tra i paesi industrializzati, i due estremi nella classifica dei consumi sono rappresentati dagli U.S.A., con 244 metri cubi (pari a ca. 670 l/ab/g), e dalla Germania, con 73 metri cubi (pari a 200 l/ab/g). (*19)
 
La profonda differenza di tali dati è di per sé esplicativa di quale sia stata nel tempo l’evoluzione delle esigenze idriche dell’uomo.
 
Esiste, poi, un problema di ordine qualitativo, riguardante, cioè, i parametri chimici e microbiologici che le acque in distribuzione destinate al consumo umano devono possedere secondo la normativa vigente.
 
     
    Le analisi chimiche
Un recente studio geochimico (1998), (*20) che ha interessato sia le acque di diverse emergenze naturali (Sorgenti delle Ficaie, della Madonna, del Romito, di Torre dell’Acqua, del Mortellone, di S. Antonio, dello Scavo di S. Antonio, delle Miniere, di Terrarossa, dell’Orto dei Frati, dell’Olmo, di S. Stefano (Pilarella), del Bacherino, della Carpina, del Mar Morto, delle Tre Fonti, dello Sguazzatoio, della Forconata, della Maddalena) sia quelle di alcuni pozzi (Cannatelli, Consani e S. Liberata), (*21) ha confermato la localizzazione delle acque nel calcare cavernoso, o al contatto tra questo e gli scisti, solo di rado esclusivamente negli scisti dove la circolazione delle acque è consentita da fratturazioni secondarie (è il caso del pozzo di S. Liberata dove l’emergenza d’acqua è isotermale: 20†–25†, e viene utilizzata per l’itticultura).
 
Un caso a parte è costituito dalle sorgenti subacquee, la cui genesi è legata al deflusso della falda idrica contenuta nel calcare cavernoso. È possibile che, oltre a quelle segnalate, esistano altre manifestazioni sorgive subacquee risultando gli affioramenti costieri del calcare cavernoso piuttosto estesi.
 
I risultati delle analisi chimiche delle acque prese in considerazione hanno evidenziato come queste possono essere distinte in cinque famiglie principali:
 
Acque cloruro-sodiche: appartengono a questa famiglia le acque del pozzo di S. Liberata che rivelano un alto contenuto salino.
 
Acque cloruro-calciche: sono il risultato di un processo di mescolamento tra acque bicarbonato-calciche con acqua di origine marina. È il caso del pozzo dei Cannatelli dove in pratica l’acqua meteorica ha circolato nelle formazioni carbonatiche, arricchendosi in ioni calcio e bicarbonato.
 
Acque solfato-calciche: in cui la componente solfatica si ipotizza drivabile da ossidazione di solfuri o da liscivazione di depositi gessiferi. Appartengono a questa famiglia le acque delle sorgenti Le Ficaie, Scavo di S. Antonio e Mar Morto.
 
Acque bicarbonato-magnesiache: per le quali si è ipotizzato un percorso attraverso rocce dolomitiche e che interessano soltanto la sorgente delle Miniere.
 
Acque bicarbonato-calciche: sono le più diffuse e appartengono alle sorgenti Mortellone, Sguazzatoio, Romito, Maddalena, S. Antonio, Orto dei Frati, Torre dell’Acqua, Olmo, Forconata, oltre che al pozzo Consani (Pozzarello).
 
Le analisi che il geologo Pier Francesco Sciuto fece il 3–5 ottobre 1997 al pozzo dei Cannatelli, rilevarono un alto contenuto di mercurio (40 volte superiore a quello previsto dal limite di potabilità delle acque). Il pozzo, naturalmente, fu subito chiuso e posto sotto controllo dalle autorità comunali che, preoccupate, avviarono alcune indagini per capire meglio cosa fosse successo.
 
Inizialmente si pensò ad un problema circoscritto, ma in seguito, quando la presenza anomala di mercurio fu riscontrata anche in alcuni pozzi nel Comune di Orbetello (Pitorsino) ed inoltre si apprese che fenomenologie analoghe si erano già manifestate agli inizi degli anni ’90 nei Comuni di Follonica e Castiglione della Pescaia, apparve chiaro che si trattava di un fenomeno generalizzato che interessa tutta l’area costiera della Provincia di Grosseto.
 
Le cause della contaminazione possono essere di diversa natura, ma, secondo il parere di Pier Francesco Sciuto, vanno principalmente addebitate alle mineralizzazioni a cinabro diffuse sia nel calcare cavernoso sia a contatto degli scisti. In pratica il meccanismo è il seguente: a seguito di un forte prelievo d’acqua dolce (in questo senso l’autunno è il periodo più critico dell’anno, in quanto immediatamente seguente la stagione estiva durante la quale si verifica un rilevante incremento dei consumi d’acqua potabile) avviene l’intrusione del cuneo salino che comporta un ingente aumento della quantità di cloro introdotta nella falda e induce uno spostamento del pH (*22) verso valori più elevati. Finché la salinità resta entro valori modesti, il mercurio rimane pressoché inattivo, ma è sufficiente anche un piccolo incremento di entrambi (pH e cloro) per causare un improvviso rilascio di mercurio.
 
Per fortuna, interrompendo il prelievo d’acqua dolce, si riesce ad arrestare il fenomeno d’intrusione del cuneo salino e di conseguenza è possibile bloccare il processo di contaminazione. Così facendo, data la reversibilità del processo, col tempo la falda riacquista le caratteristiche originarie tornando quindi ad essere utilizzabile per scopi idropotabili. Naturalmente, affinché il pericoloso inconveniente non si ripeta, è necessario tenere sotto costante controllo i pozzi.
 
In termini generali questa situazione comporta la possibilità di sfruttare le sorgenti o le falde acquifere dell’Argentario con opere di emungimento limitato, ad uso privato, escludendo la grande adduzione che potrebbe provocare i processi di contaminazione sopra descritti, salvo presupposti geologici particolari.
 
  Riferimento
online:


Monte Argentario –
geologia e
attivitá minerarie


 
   
*15 CORSI M., La geologia del Monte Argentario, pag. 1;
*15 ENEA, Indagini geologiche e geotecniche sulla stabilità dei versanti
*15 nel promontorio di Monte Argentario, pag. 115.
*16 ENEA, op. cit., pag. 108.
*17 LAMBARDI S., op. cit., pag. 90.
*18 DEL ROSSO R., Sulla deficienza dell’acqua nel Comune di Orbetello, pag. 15.
*19 Dati della Banca Mondiale (1994) e Britannica World Data (1995),
*19 in "La Guerra dell’acqua", di Jean-Paul Besset,
*19 Le Monde, Francia, in Internazionale, 227, 10/4/1998.
*20 SCIUTO P.F, Studio geochimico delle acque di Monte Argentario,
*20 Dipartimenti di Scienze della Terra delle Università di Cagliari e Torino,
*20 Comune di Monte Argentario, 1999.
*21 Una consistente presenza di pozzi ad uso idropotabile è segnalata
*21 nel settore montano della valle del Campone (Porto S. Stefano),
*21 nel settore montano della valle dei Molini (Porto Ercole), nella valle del Pozzarello,
*21 a Le Piane e nella piana compresa tra fosso dei Molini e fosso Boccadoro (Porto Ercole).
*22 Il pH è l’indice che esprime il livello di acidità o basicità di una soluzione,
*22 e cioè la presenza e il grado di concentrazione degli ioni di idrogeno (H).
*22 Il pH dell’acqua pura distillata è pari a 7, indice di neutralità;
*22 valori superiori indicano basicità, valori inferiori acidità.
 
 
 
 
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