Almanacco del Monte Argentario: Natura > Caccia > Saggio: Sulla caccia ieri e oggi

 
  In questa pagina:

Sulla caccia
ieri e oggi


Sulle specie
nel mirino


Sulla legge venatoria

Sui cacciatori
(veri e falsi)


Sull’etica

Sul futuro

   
Nel mirino: il cinghiale (Sus scrofa).
Foto: Fabio Cianchi
 

 
  Sulla caccia e i cacciatori
In Maremma la caccia ha indubbiamente avuto un ruolo significativo fino agli anni Sessanta, per poi trasformarsi in attività ricreativa con forti ripercussioni negative ai danni non solo delle specie cacciabili, ma di tutte quelle presenti nel nostro territorio. Fino a tale periodo infatti in aree geografiche come la Maremma, la caccia ha rappresentato una forma integrativa al fabbisogno familiare; non poche erano le famiglie che addirittura ricavavano il loro reddito esclusivamente dall’attività venatoria.
    Con lo sviluppo economico e il conseguente miglioramento della vita è venuto meno tale scopo, ma si è visto aumentare in maniera esponenziale il numero delle persone che intraprendevano questo tipo di attività per fini “ricreativi”. Siamo passati così in pochi anni nel nostro Paese da alcune migliaia fino a oltre 2 milioni di cacciatori.
    Ovviamente la maggior parte dei nuovi seguaci di Diana veniva da una realtà cittadina, ignorando assolutamente la cultura della caccia e nemmeno i meccanismi che regolano gli ambienti naturali. Ciò che li accomunava era solamente “l’istinto predatorio”.
    Oggi per fortuna tale esercito è sceso a circa 700.000 persone, ancora troppe e soprattutto troppo poco preparate, per considerarle ininfluenti sui meccanismi ecologici che regolano gli ecosistemi.
  Riferimento
online:


Copyright
 
 
   
Sulle specie nel mirino
Indubbiamente la caccia per molte specie animali non ha rappresentato il motivo principale della contrazione, ma sicuramente in qualche modo ha contribuito: pensiamo a specie come il piviere tortolino, l’occhione, il piviere dorato, il chiurlo, le oche. Per altri invece come il chiurlottello, la moretta tabaccata, la gallina prataiola è ormai comprovato che la caccia abbia avuto un ruolo significativo nella loro scomparsa o diminuzione. Secondo il rapporto della LAC nell’annata venatoria 2001/2002 sono stati uccisi nel nostro Paese 150 milioni di animali selvatici, senza considerare quelli uccisi dal bracconaggio, stime sicuramente veritiere visto che da fonti dello stesso mondo venatorio, si è accertato che ogni anno vengono uccise 1 milione di beccacce. Nello stesso periodo sono morte per incidenti di caccia 44 persone, 66 sono state ferite, di cui 34 gravi e 5 invalidi permanenti.
     
 
 
   
Sulla legge venatoria
Nonostante l’entrata in vigore della legge 968/77 e della successiva 157/92 con la quale si ribadiva un concetto fondamentale, cioè che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e che ai soli cacciatori era concesso un diritto di prelievo, limitato nei tempi e nei modi, non è venuto meno l’accanimento contro alcune specie e soprattutto non è diminuita minimamente l’attività di bracconaggio.
   
Riferimenti
online:


Una breve
interpretazione
della legge 157


Il testo completo
della legge 157

 
 
 
   
Sui cacciatori (veri e falsi)
E’ difficile infatti, nella maggior parte dei casi, scindere il vero cacciatore dallo sparatore o dal bracconiere, perchè spesso si tratta della stessa persona. La mentalità di rapina che contraddistingue il nostro Genere è particolarmente forte in coloro che praticano questa attività.
    Naturalmente non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio, siamo pienamente consapevoli che molti praticano la caccia con estrema serietà, nel pieno rispetto delle normative e soprattutto nel rispetto degli equilibri naturali, ciononostante quest’ultimi rappresentano ancora una minoranza.
    Durante quest’ultima contrazione infatti, si è assistito ad un ritiro di coloro che abituati ad una caccia vera, una caccia tradizionale, si sono dovuti scontrare sempre di più con il depauperamento della fauna del proprio territorio, dovuto agli inganni legislativi, che in un primo momento hanno tentato di legare ogni cacciatore al proprio territorio e successivamente, dietro pressione delle lobby venatorie cittadine, hanno modificato la legge 157/92, consentendo di fatto nuovamente il nomadismo venatorio.
    Assistiamo oggi nel periodo autunnale ad una vera e propria invasione di cacciatori, concentrati particolarmente nei punti strategici dislocati lungo le rotte migratorie (vedi Monte Argentario, Isola del Giglio, Capalbio, Vetulonia), persone che certamente non hanno nessun legame e soprattutto nessun rispetto del territorio che li ospita. E tutto ciò avviene sotto gli occhi dei cacciatori locali che si limitano a borbottare, ma che non hanno il coraggio di manifestare ufficialmente e pubblicamente il proprio sdegno.
    Assistiamo in particolare in questo stesso periodo ad una mattanza non solamente di specie cacciabili, ma anche di specie protette, come pispole, cappellacce, capinere, ecc. o addirittura particolarmente protette, come falchi, aironi, rapaci notturni, ecc.
    Questo tipo di caccia oggi è a nostro avviso anacronistico; si dovrebbe riflettere sui valori della caccia e sulla tutela della fauna.
     
 
 
   
Sull’etica dei cacciatori
Non vogliamo entrare nel merito se è corretto o meno eticamente uccidere per divertimento, anche se personalmente riteniamo che non lo sia, ma ci domandiamo perché ancora oggi, invece di andare in una direzione più rispettosa dell’ambiente e delle specie che in esso vivono, si rincorre ancora l’apertura a specie come la peppola, il fringuello, il combattente, o addirittura si vorrebbe aprire la caccia alle gazze, alle cornacchie e alla volpe tutto l’anno. Si spara ai cervi e ai caprioli già dal mese di agosto fino al 31 marzo, uccidendo anche i cuccioli; si continua ad insistere presso la UE affinchè consenta il prolungamento del periodo di caccia fino alla fine di febbraio, in barba alle molteplici relazioni dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, che scientificamente ha sempre sottolineato l’importanza di anticipare la chiusura della caccia al 31 dicembre; si tenta e spesso ci si riesce, derogando alle Regioni (più vicine all’elettorato e quindi più ricattabili) la decisione di aprire la caccia a specie come il cormorano, gli aironi, i gabbiani; si continua a chiedere di cacciare all’interno di parchi e riserve, perché nel resto del territorio a causa del disturbo dell’attività venatoria stessa ormai la fauna è ridotta ai minimi termini, e altro ancora, ma davvero in questa situazione si può parlare di etica della caccia e dei cacciatori?
    Ci meraviglia inoltre la loro totale indifferenza sui temi come l’inquinamento, l’utilizzo di pesticidi, la distruzione di habitat e così via, temi che dovrebbero interessarli se non altro per egoismo, macché, non si è mai visto nessuno di loro combattere a fianco degli ambientalisti, non si è mai visto nessuno esporsi personalmente per denunciare un abuso edilizio, il taglio di un bosco o una discarica abusiva, oppure opporsi alla realizzazione di grandi infrastrutture inutili come l’ultima in progetto, quella dell’autostrada Civitavecchia – Livorno, o ancora, presentare osservazioni ai piani regolatori, ai piani delle spiagge, ecc.; magari si mobilitano per chiedere di uccidere storni, peppole e fringuelli o sparare ai cormorani perché si nutrono di pesce! Ciononostante continuano a considerarsi paladini dell’ambiente, i veri “amanti della natura”.
   
Riferimenti
online:


Di chi è il pesce?
 
 
 
 
 
 
 
   
Sul futuro
Fintanto che la caccia verrà considerata solamente come un potenziale serbatoio di voti, si continuerà ad assistere a questo totale degrado, fintanto che l’opinione pubblica non toccherà con mano questo gravissimo problema, poche sono le cose che potranno cambiare. Fino ad oggi la fortuna ha voluto che i nostri figli prendessero altre strade, che avessero alternative di svago diverse dai genitori, ma ci possiamo basare sempre sulla fortuna? Siamo convinti che i veri cambiamenti potranno avvenire con la presa di conoscenza del problema, ancora attuale e mai affrontato seriamente, e che ciò non può essere ignorato da nessuno, nemmeno da parte dei cacciatori stessi, quelli che si considerano rispettosi delle regole e dell’ambiente. Caccia si, ma non a tutti i costi, soprattutto quelli degli animali.
     
 
 
 
 
Fabio Cianchi è il responsabile dell’oasi WWF del Lago di Burano e appassionato di fotografia.
 
     
 
 
 
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